gifted_children.s600x600-300x199di Jennifer Virone, Giorgia de Fabritiis, Anna La Prova

Bambini molto intelligenti, ma che fanno fatica a gestire le proprie emozioni. Stiamo parlando ancora una volta di bambini gifted o plusdotati o ad alto potenziale cognitivo. Un bambino gifted non è solo un bambino intelligente, ma è un bambino che sta crescendo, che sta sperimentando e sviluppando nuovi modi di stare al mondo. Un bambino ad alto potenziale cognitivo (APC) è un bambino che, come gli altri, ha bisogno di un ambiente con cui confrontarsi e mettersi alla prova, di un gruppo di riferimento con cui entrare in relazione e conoscere meglio gli altri e se stesso. Spesso però accade che il loro mondo emozionale, venga trascurato o messo in ombra dalle incredibili potenzialità intellettive di questi bambini.

Ma che cosa intendiamo per mondo emozionale? Ti sei siete mai chiesto, ad esempio, perché uno stesso evento esterno può suscitare emozioni e sentimenti tanto diversi in persone differenti? E  perché anche i modi di reagire ad essi cambiano a seconda della persona e della circostanza, quando apparentemente l’interpretazione logica è la stessa per tutti? Proviamo a dare qualche risposta:

Ciascuno ha un proprio mondo soggettivo tramite cui sperimenta ed elabora ciò che accade. Un brutto voto a scuola, ad esempio, può essere un evento di poco conto oppure un evento molto spiacevole, se il bambino considera il voto come un indicatore del proprio valore e della propria efficacia.

In pratica il modo in cui elaboriamo gli eventi ha effetti sul modo in cui gestiamo ed esprimiamo le nostre emozioni. Vivere un brutto voto come una sentenza sulle proprie capacità è per un bambino molto angosciante; può essere difficile riuscire a controllare una frustrazione troppo grande, per cui è possibile che si reagisca con scatti di rabbia o crisi di pianto. Di conseguenza, se il bambino conosce le sue emozioni e sa riconoscere le sue reazioni emozionali, sa anche esprimerle meglio e riconoscerle negli altri

Per andare sul concreto: imparare a capire che una crisi di pianto è il modo in cui si può esprimere la delusione per un brutto voto, vuol dire imparare a dare un nome alle reazioni istintive e spaventarsi di meno quando si presentano.

Tornando ai bambini plusdotati o gifted,  essi sono spesso molto sensibili a ciò che accade e questa sensibilità spesso amplifica la portata emozionale degli eventi; è frequente che il bambino gifted faccia fatica a comprendere l’intensità del proprio mondo soggettivo.
Sono, infatti, sempre più numerose le richieste di aiuto che arrivano da parte dei genitori di bambini gifted, interessati a capire come supportare emotivamente i propri figli. Questo accade perchè  le potenzialità dell’intelligenza razionale possono restare silenti o diventare addirittura un ostacolo per la realizzazione personale se la componente cognitiva non è sostenuta dalla cosiddetta intelligenza emotiva, cioè l’insieme delle abilità nel gestire il proprio mondo emozionale.

Se sei genitore di un bambino gifted, avrai sicuramente sperimentato gli effetti di questa discrepanza, tipica del suo profilo.

Può accadere allora che il bambino sperimenti un conflitto tra ciò che “pensa” e ciò che “sente”, talvolta al punto da manifestare comportamentali disfunzionali (isolamento e chiusura, oppure atteggiamenti oppositivi e provocatori).

Tali manifestazioni, che possono essere lette come un tentativo del bambino di ridurre il conflitto, innescano chiaramente un circolo vizioso: il bambino non riesce ad esprimere i propri vissuti, i genitori e gli insegnanti non riescono a comprenderlo e alla loro impotenza si affianca la frustrazione del bambino, che adotta strategie sempre più disfunzionali per manifestare il suo disagio. Proviamo però a considerare che tali atteggiamenti siano solo la punta dell’iceberg, cioè il sintomo di qualcosa che non va a un livello più profondo, per l’appunto emozionale.

Come possiamo aiutare il bambino, e con lui i genitori, a dar voce a quei vissuti?

Un modo è proprio quello di lavorare insieme sulla gestione delle difficoltà emotive per  portare la confusione a un livello di consapevolezza e rendere l’individuo padrone della propria intelligenza emotiva.

Qualche esempio concreto:

  • Evitare di mettersi in simmetria con i comportamenti che non tolleriamo: i bambini plusdotati sono molto sensibili alle emozioni ma talvolta non sono in grado di controllarle; questo può facilitare espressioni esagerate di frustrazione, che richiamano nel genitore il desiderio di controllarle al posto del figlio. Il controllo può essere vissuto dal bambino come uno “stop” anziché un contenimento e, a proposito di circolo vizioso, può innescare ulteriori atteggiamenti di scontro
  • Sintonizzarsi con i vissuti del bambino, con attitudine all’ascolto e alla comprensione (“capisco che questa cosa per te è molto difficile da fare, proviamo a trovare insieme un modo per affrontarla più serenamente”)
  • Ricordare che alcuni aspetti dell’intelligenza emotiva possono essere potenziati, rinforzando ad esempio la conoscenza delle proprie emozioni e di quelle altrui (“mi sembra che ci sia qualcosa che non va, forse sei arrabbiato?”).

Ricorda, infine, che sfera cognitiva ed emotiva si influenzano reciprocamente e quindi un lavoro fatto sulle emozioni è un lavoro che parte proprio dalle doti del bambino. Infatti, quando i bambini  riescono a gestire l’emotività, hanno più potere sull’ansia da prestazione che spesso li ostacola nel realizzare un compito, e d’altra parte è proprio attraverso la performance che possono giocare con le emozioni, sperimentando e fortificando le insicurezze.

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