sonno-bambinidi Cinzia Schiappa

La giornata volge al termine, il lavoro viene messo da parte, la cena è servita, le luci si affievoliscono, magari anche il programma tv è finito e l’unico desiderio è quello di andare a dormire, ma non è così per il vostro bambino. Lui non ne vuole proprio sapere di dormire, magari è anche visibilmente stanco ma sembra provarle tutte pur di resistere all’addormentamento: lascia più volte la sua camera da letto per bere un bicchiere d’acqua, per andare in bagno, per infilarsi nel lettone o magari vi chiama in continuazione per avere l’ennesimo bacio della buonanotte, per farsi raccontare un’altra storia, per lamentare insoliti malesseri apparentemente ingiustificati, per chiedervi di giocare ancora, per dirvi che gli è venuta fame oppure, nella peggiore delle ipotesi, inizia a piangere. Quante volte vi siete trovati in questa situazione? Come l’avete affrontata?

Proveremo a vedere insieme alcune strategie per gestire questo momento, che tendenzialmente possono essere utili per i bambini dai 3 ai 10 anni, ma facilmente personalizzabili in base al temperamento e all’età del vostro bambino e al vostro stile genitoriale.

Partiamo con una precisazione: l’autonomia del bambino nell’addormentamento fa parte del processo di crescita, quindi così come insegniamo al nostro bambino a mangiare, vestirsi, lavarsi da solo è importante insegnargli anche a dormire da solo. Indubbiamente si tratta di un momento delicato, poiché alcuni bambini potrebbero essere particolarmente spaventati all’idea di restare soli la notte, avendo timore del buio, dei mostri, dei ladri, ecc. È importante, dunque, che il genitore dimostri fermezza e serenità al tempo stesso, ricordando che i bambini accettano tutto ciò che i genitori hanno già accettato. Quindi, il modo in cui il genitore propone al proprio figlio un’attività, la dice lunga su come il genitore per primo stia vivendo quel momento e ciò può influenzare l’atteggiamento del bambino. Ad esempio, dire ad un bambino “Ti va di provare a dormire da solo o hai paura?” lascia intendere delle titubanze da parte del genitore, laddove anch’egli sembrerebbe poco certo dalla capacità del bambino a dormire solo e un bambino che percepisce il proprio genitore insicuro difficilmente riuscirà ad affrontare il compito con serenità. Diverso è dire “Stai diventando grande e quando si cresce si dorme da soli nel proprio letto, capisco che all’inizio può essere un po’ difficile, ma questa cosa va proprio fatta…”. Una proposta di questo tipo veicola un duplice messaggio, da un lato che il genitore comprende e accoglie eventuali difficoltà da parte del figlio ma al tempo stesso si mostra fermo e deciso nelle sue intenzioni, trasmettendo al bambino maggiore sicurezza. Detto ciò, è importante che ciò non conduca ad un’esperienza brusca e traumatica per il bambino, per cui è possibile sostenere questo momento di crescita con alcune strategie pratiche.

 

Rituali piacevoli e rilassanti. Alcune pratiche di accudimento particolarmente rilassanti possono favorire l’addormentamento del vostro bambino, accompagnandolo nel passaggio dalla veglia attiva alla quiete. Questi rituali possono cambiare a seconda dell’età e delle abitudini familiari, ma solitamente riguardano: raccontare una storia, cantare una ninna nanna, ascoltare la musica del carillon, fare un bagno caldo, scambiarsi le coccole della buonanotte, bere una bevanda rilassante (che quindi non contenga caffeina), ecc. Per far sì che il bambino associ la sera, e in particolare il momento in cui deve andare a letto, ad una situazione piacevole e rilassante, è importante che tali pratiche siano quanto più regolari e prevedibili. È importante, inoltre, che il bambino sia consapevole che queste pratiche ad un certo punto finiscono e abbia ben chiaro che si tratta di un tempo limitato che accompagna al sonno, che deve poi iniziare da solo.

 

Ambiente silenzioso. I rituali pocanzi citati difficilmente funzioneranno in un ambiente iperstimolante. Oggi giorno i bambini, fin da piccolissimi, sono sottoposti a molti stimoli, dai classici giochi sonori o luminosi, alla televisione, fino ad arrivare a smartphone e tablet di ultima generazione. È bene però che l’ambiente di sonno sia privo di questi elementi che potrebbero distrarre ed eccitare il bambino, interferendo con la sensazione di rilassamento che accompagna l’addormentamento. Inoltre, è importante che il passaggio da un ambiente stimolante ad uno silenzioso sia graduale. Pensate a come vi sentireste se mentre state guardando un film che vi piace qualcuno spegnesse tv e luci e vi chiedesse di rilassarvi…riuscireste a rilassarvi o sareste nervosi? Ecco, lo stesso vale per i vostri bambini! Si consiglia, quindi, di avvisare il bambino che di lì a qualche minuto il film o il cartone terminerà o che il gioco si deve concludere, annunciandogli che dopo si leggerà una storia, si canterà una ninna nanna o qualsiasi altra attività rilassante scelta. Quindi abbassare gradualmente il volume di televisione e radio, moderare il tono di voce e affievolire le luci limitandone l’uso (nella camera da letto è consentita solo una piccola lucina se il bambino ha paura del buio). Inoltre, predisporre l’ambiente in questo modo aiuterà il bambino a fare una distinzione tra le attività del giorno e quelle della notte.

 

Peluche. Spesso oggetti quali peluche o copertine accompagnano i bambini durante il sonno, se anche il vostro bambino ha questa abitudine ben venga! Questi speciali compagni di letto fungono da oggetti transizionali: morbidi e impregnati di odori familiari, aiutano il bambino a sentirsi meno solo e a tollerare la momentanea separazione dai genitori. Questo oggetto solitamente compare verso i 7-9 mesi e può accompagnare il bambino durante tutta la crescita; viene cercato e creato dallo stesso, che lo ricopre del potere di lottare contro l’ansia e la solitudine, per cui è importante che il genitore non lo sminuisca.

 

Visita cadenzata. Se tutto questo non basta a far addormentare il vostro bambino, potete provare con questa tecnica. Mettete il bambino nel proprio letto, rivolgetegli qualche parola rassicurante mentre lo accarezzate dolcemente, poi lasciate la stanza, anche se lui protesta. Dopo 10 minuti rientrate nella stanza, se il bambino non è tranquillo fatelo sdraiare, accarezzatelo sulla schiena e tranquillizzatelo, poi uscite nuovamente dalla stanza. Il tutto va ripetuto ogni dieci minuti finché il bambino non si addormenta. I primi giorni saranno faticosi ma, se il genitore continua con tenacia, i giorni successivi dovrebbero andare meglio.

 

Parallelamente a queste strategie, è bene che il genitore si interroghi anche sul significato simbolico dei comportamenti del proprio bambino. Comportamenti apparentemente oppositivi o capricci potrebbero in realtà celare una difficoltà che il bambino che fa fatica ad esprime a parole. Infatti, il momento dell’addormentamento può innescare nel bambino vari timori, dalla paura del buio fino all’ansia da separazione dai genitori. È importante, dunque, che il genitore colga questi segnali e accolga i timori del proprio bambino. In queste situazioni, più che mai, le punizioni o i rimproveri servono a poco, anzi contribuiscono a mandare in confusione il bambino e a farlo sentire ancora più solo nel compito di “andare a dormire da solo”.

 

Infine, c’è da dire che anche i genitori giocano un ruolo importante in queste situazioni, infatti l’ansia da separazione può essere presente tanto nei figli quanto nei genitori. Sempre più spesso la sera è l’unico momento in cui la famiglia si riunisce, in cui si può interagire e condividere momenti, e questo può essere un bisogno sia del bambino che dei genitori, che può portare a posticipare l’orario della nanna. È importante, dunque, che il genitore sia consapevole di come alcuni di questi “sensi di colpa” possano influenzare i propri comportamenti e di riflesso quelli del proprio bambino. Ad esempio, i genitori possono chiedere al bambino di andare a dormire, ma poi sentire l’esigenza di mettersi nel letto con lui per molto tempo oppure di stimolarlo in continuazione con domande o carezze. Tutto ciò, seppur comprensibile, non aiuta il bambino a raggiungere una propria autonomia e a vivere con serenità il momento dell’addormentamento. Quindi, attenzione a distinguere tra i propri bisogni e quelli del bambino!

 

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