ragazziPCSaper studiare, cosa sapere per farlo bene

di Concetta Rotondo

Lavorando nelle scuola secondarie di primo e secondo grado sento spesso gli insegnanti lamentarsi che i loro alunni sono demotivati nei confronti degli impegni scolastici, non interessati alla scuola, ma la cosa che li stupisce maggiormente è che si tratta di alunni che, a detta loro, sono capaci e dotati ma dedicano poco, o nessun tempo, ai compiti scolastici o si dimostrano incapaci di apprendere attraverso uno studio sistematico e organizzato.

Sono studenti, infatti, che se valutati con test di livello (WISC o WAIS) possiedono un funzionamento cognitivo nella media ma in fase di studio il loro rendimento non è consono rispetto alle potenzialità possedute. Le difficoltà di apprendimento di questi alunni sono ascrivibili all’area del disturbo di apprendimento non specifico. Gli studi portati avanti nel campo della psicologia dell’apprendimento sostengono che in questi alunni i processi di monitoraggio e di controllo delle operazioni cognitive, ovvero i processi metacognitivi, risultano carenti. Presentano un deficit strategico di produzione (Cornoldi e al. 2001), ovvero hanno difficoltà a usare strategie e inibiscono le competenze metacognitive.

 Cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento?

Iniziamo con il dire che studiare è un tipo di apprendimento intenzionale, intenzionalità e autoregolazione sono due caratteristiche dello studio.

Gli studi condotti nel campo della psicologia cognitivista hanno evidenziato che quando una persona è impegnata in un compito di apprendimento mette in atto un proprio “stile”o modo personale di apprendere che è diverso da persona a persona e fa riferimento a tutti gli ambiti di apprendimento, non solo a quello scolastico. Con il termine stile cognitivo si intende, allora, descrivere la modalità che un individuo possiede quando elabora un’informazione nell’ambito della percezione, della memoria, del pensiero; ovvero trattiene l’informazione nella sua mente, come la conserva, come la recupera. Questa modalità di elaborazione dell’informazione non fa riferimento solo al funzionamento cognitivo ma si manifesta in compiti diversi e addirittura in settori diversi di comportamento, come negli atteggiamenti, nel modo di relazionarsi agli altri e alle situazioni nuove, ecc. …

Parliamo di stile di apprendimento quando facciamo riferimento allo stile cognitivo in situazioni di apprendimento.

Lo stile cognitivo è trasversale, cioè non fa riferimento all’apprendimento di una singola disciplina, ma riguarda, come abbiamo appena detto, una modalità generale di apprendimento.

In letteratura esistono diversi stili cognitivi e non sempre c’è una convergenza tra i vari autori; la contrapposizione tra gli stili non è però marcatamente evidente ma è solo ideale perché nella realtà esistono modalità intermedie di funzionamento.

Gli stili cognitivi su cui c’è convergenza tra i diversi autori sono:

  1. Stile cognitivo verbale contrapposto a stile visivo;
  2. Stile cognitivo globale contrapposto a stile analitico;
  3. Stile cognitivo impulsivo contrapposto a stile riflessivo.
  4. Stile cognitivo sistematico contrapposto a stile intuitivo;

Facciamo degli esempi:

uno studente con uno stile cognitivo visivo predilige un codice di tipo visuospaziale, le sue strategie di apprendimento maggiormente utilizzate saranno le immagini mentali, i disegni di un testo o realizzati alla lavagna dall’insegnate, rappresentazioni grafiche, ecc … e immagazzina le conoscenze soprattutto in funzione di questo stile cognitivo preferito; al contrario uno studente con uno stile cognitivo verbale predilige un codice di tipo linguistico, le sue strategie di apprendimento sanno i riassunti, le associazioni verbali, ecc …

Un altro esempio:

un studente con uno stile globale si sofferma maggiormente sugli aspetti globali di un testo tralasciando i particolari, mentre uno studente con uno stile analitico si soffermerà maggiormente sui particolari trascurando l’aspetto globale.

Ogni stile cognitivo è, dunque, legato all’utilizzo preferenziale di una determinata classe di strategie, o procedure, che vengono utilizzate per elaborare le informazioni, e fanno ricorso, come abbiamo visto negli esempi, a modalità sensoriali specifiche. Gli stili cognitivi incidono sulla modalità di affrontare i diversi compiti e sui percorsi scelti.

L’intelligenza di una persona non dipende unicamente dalle abilità nell’eseguire determinate operazioni mentali ma, soprattutto, dalla capacità di gestire, pianificare, monitorare e controllare queste operazioni quando si appresta verso il perseguimento di una meta prefissata o desiderata; avere consapevolezza e controllo dei propri processi cognitivi è fondamentale al fine di affrontare le situazioni in modo adeguato e funzionale; stiamo parlando dell’utilizzo di strategie metacognitive che, come dicevamo prima, risultano carenti in questa tipologia di studenti.

Quando uno studente non solo utilizza delle strategie di studio ma soprattutto possiede la consapevolezza di esse possiamo affermare che è in grado di utilizzare delle conoscenze metacognitive. Lo studio strategico è in relazione con la metacognizione.

Diventa fondamentale, allora, dotare ogni studente di uno zainetto contenente una serie di attrezzature: ovvero di un’ampia gamma di strategie (cognitive, metacognitive, socioaffettive, di volizione) da utilizzare quando è impegnato in un compiti di apprendimento.

Ma in concreto come possiamo aiutare questi alunni?

Il sapere da solo non basta, è necessario anche saper fare.

Il pomeriggio può essere suddiviso in due momenti: tempo da dedicare allo studio, tempo libero.

Lo spazio fisico, un luogo silenzioso, raccolto, luminoso, lontano da distrazioni è il primo requisito, segue l’organizzazione del pomeriggio e della settimana, la pianificazione dello studio; l’utilizzo di alcune strategie cognitive può avere ricadute positive sull’apprendimento e può essere di notevole aiuto per facilitare l’elaborazione e garantire un miglior apprendimento.

Ne elenchiamo alcune, senza avere la pretesa di essere esaustivi, che vanno da una modalità meno elaborata ad una più elaborata:

  • sottolineare
  • ripetere
  • scrivere riassunti
  • costruire schemi o diagrammi
  • trovare dei concetti e parole chiave
  • riassumere con parole proprie
  • fare collegamenti con lezioni precedenti, con altre materie
  • immaginare
  • ripassi programmati a distanza di tempo

Alcune strategie metacognitive:

  • monitorare lo studio
  • sviluppare capacità di riflessione sul compito
  • sviluppare capacità di autovalutazione
  • saper scegliere strategie adeguate al compito
  • cogliere i punti critici e predisporre un piano d’azione
  • valutare e verificare la prestazione

Un altro aiuto efficace, per questi studenti, può essere la partecipazione a laboratori di metodologia di studio individuali e successivamente gruppali. Durante questi laboratori gli studenti potranno essere aiutati a conoscere il loro stile cognitivo, a valorizzarlo, a fare, inoltre, esperienza con stili cognitivi diversi per imparare ad utilizzare lo stile più opportuno a seconda delle caratteristiche di un compito, ad utilizzare strategie cognitive e metacognitive.

Metterli al centro del loro processo di apprendimento, stimolando la riflessione, la curiosità, soprattutto la consapevolezza di “ciò che succede quando imparano e di ciò che loro stessi mettono in atto quando imparano”. La motivazione intrinseca ad apprendere si origina anche da questo. Stimolare la funzione riflessiva (Fonagy), la capacità introspettiva, di auto-osservazione, di auto-analisi può aprire la loro mente a diverse soluzioni più adattive contando sulle proprie risorse interne e aumentando la fiducia nelle proprie capacità, riattivando una speranza.

E’ stato dimostrato, da parecchi studi, che se uno studente attribuisce il proprio successo scolastico a cause controllabili, interne, come il tempo dedicato allo studio, l’utilizzo di strategie cognitive, metacognitive, avrà maggiori probabilità di riuscita nei compiti scolastici perché consapevole delle sue capacità di padroneggiamento della situazione.

Un “circolo virtuoso”

Potenziare la capacità di attribuire i successi scolastici a cause controllabili ha ricadute positive sul proprio senso di autoefficacia. La percezione della propria efficacia sostiene la motivazione e ha ricadute positive sulla prestazione, aumenta l’impegno verso il proseguimento del successo anche in presenza di difficoltà. Il concetto di autoefficacia, come scrive Bandura (1986), si riferisce alla “convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontreremo in modo da raggiungere i risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano le motivazioni personali e agiscono”.

La consapevolezza del proprio essere studente attivo e partecipe del proprio processo di apprendimento può accendere in questi studenti la speranza nelle proprie capacità cognitive e affettive e promuovere una diversa immagine di sé. In questa fase particolare dello sviluppo l’insuccesso scolastico potrebbe essere vissuto come un fallimento personale, talmente mortificante che potrebbe condurre l’adolescente all’abbandono scolastico o a una condizione di inattività.

Infine, ma non per ultimo come importanza, avere una buona metodologia di studio non è un requisito prettamente scolastico ma possiamo definirlo come un prerequisito utile nella vita per accrescere le proprie conoscenze ed essere capaci di inserirsi in modo attivo domani nel mondo del lavoro, realizzando le proprie potenzialità e aspettative.