KindergartenCome Formarsi per essere un bravo AEC

di Laura Dominijanni

I precedenti articoli sulla figura dell’Assistente Educativo Culturale e il relativo e-book gratuito d’approfondimento, hanno suscitato davvero tanta curiosità e interesse in molti di voi, che mi stanno scrivendo numerosi per avere ulteriori informazioni.

Dopo aver chiarito quali sono i possibili datori di lavoro per un AEC e, dunque, come muoversi per candidarsi e svolgere tale ruolo, vorrei ora rispondere a un’altra frequente domanda che ci avete rivolto: come ci si forma per diventare AEC?

Il che vuole anche dire chiedersi: quali caratteristiche, conoscenze e competenze deve avere un AEC?
Come già detto altrove, ricordo che il profilo dell’AEC, pur trovando legittimazione all’interno della Legge 104/92 (art. 13 sull’integrazione scolastica) che prevede “l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap”, non è delineato da una normativa nazionale.

Ciò significa che gli Enti Locali si muovono autonomamente, non solo nella definizione dei modi in cui il servizio deve essere gestito, ma anche rispetto ai criteri formativi.
Nel concreto ciò che accade è che il profilo dell’AEC è aperto a diversi curricula: diplomati di istituto socio-pedagogico, laureati o laureandi in psicologia, scienze della formazione/educazione, ma a volte anche altri e più “distanti” formazioni. Il punto, però, è che per aumentare le probabilità di selezione e inserimento e, soprattutto, per riuscire ad affrontare le complessità tecniche ed emotive del lavoro è indispensabile una formazione specifica.
Tra le situazioni di impasse/richieste che dovrai gestire come AEC:

  • contribuire alla stesura del Piano Educativo Individualizzato;
  • facilitare la comunicazione dell’alunno con disabilità;
  • affiancare l’alunno durante le attività didattiche;
  • affiancare (solo se necessario) l’alunno a mensa e in bagno;
  • lavorare in équipe;
  • comportamenti problema (più o meno direttamente connessi alla disabilità);
  • stati emotivi negativi, intensi e/o confusi.

E’ facilmente comprensibile che l’AEC non può affrontare adeguatamente tali richieste se non ben “equipaggiato”, sia in termini di conoscenze che di competenze tecniche e abilità personali.

Non è per esempio pensabile che possa riuscire a lavorare con un alunno disabile senza avere alcuna idea del tipo di disabilità con cui ha a che fare o senza mettere in campo una buona dose di empatia, così come di assertività: l’educatore deve riuscire a sentire “come se” fosse l’alunno (tanto più se quest’ultimo, per via della sua disabilità, ha difficoltà a riconoscere e/o esprimere le proprie emozioni) e utilizzare questa informazione per dare un senso al suo comportamento e rispondervi in modo adeguato; deve inoltre riuscire a comunicare in modo chiaro e mantenere le proprie posizioni (per non essere in balìa della “confusione” spesso agita dall’alunno o presente nel contesto).
Inoltre, è facile che l’educatore si trovi a dover gestire comportamenti aggressivi o regressivi ripetuti e fonte di emozioni negative (es.: morsi, scoppi d’ira, dondolii, rifiuti, etc.): sono i cosiddetti “comportamenti-problema”, che richiedono analisi specifiche per essere individuati nella loro struttura e funzione, nonché altrettanto specifiche strategie di intervento per essere modificati e/o ridotti.  In questi casi non ci si può improvvisare: l’AEC deve utilizzare precisi strumenti, quali l’analisi funzionale e la token economy, conoscendone le basi teoriche di riferimento.

In altre parole, una formazione specifica è indispensabile, ed è per questo che esistono oramai diverse tipologie di corsi per diventare AEC, finalizzati principalmente a:

  • conoscere i diversi tipi di disabilità ed essere in grado di costruire specifici obiettivi su autonomia, integrazione e comunicazione;
  • acquisire strumenti di intervento specifici per la gestione dei “comportamenti problema” (es. analisi funzionale, token economy);
  • saper leggere e gestire alcune dinamiche nel rapporto con scuola/famiglia/cooperativa (es.: deleghe);

L’obiettivo ultimo è dunque quello di “equipaggiare” il futuro AEC che, riassumendo, deve essere::

  • affidabile e responsabile;
  • flessibile;
  • assertivo;
  • capace di lavorare in équipe;
  • in grado di utilizzare linguaggi e strategie specifici per relazionarsi alle diverse abilità dell’alunno e promuoverne l’integrazione e l’inclusione;
  • capace di individuare e gestire i «comportamenti-problema».

A seguito delle numerose mail che ci state inviando, per avere maggiori informazioni su come diventare AEC, abbiamo deciso di realizzare un corso specifico sull’argomento,  ricco inoltre di contenuti e strumenti operativi specifici.  Te ne daremo notizia a breve, stiamo curando gli ultimi dettagli. Tieni d’occhio la tua e-mail ; ).