Kindergarten

Come diventare Assistente Educativo Culturale (AEC)?

 di Laura Dominijanni

L’articolo “Assistente Educativo Culturale a scuola: chi e cosa fa” e il relativo e-book gratuito di approfondimento, messo a disposizione dal Centro Studi Forepsy, hanno suscitato molto interesse e curiosità. La domanda più ricorrente che ci avete rivolto e a cui abbiamo pensato di dare una prima risposta attraverso questo articolo è: COME SI DIVENTA AEC?!

Prima di addentrarci negli aspetti tecnici della questione ricordo brevemente chi è l’AEC: si tratta di un operatore che fornisce supporto e assistenza (alla comunicazione, all’integrazione e all’autonomia) ad alunni con una disabilità certificata. La realtà scolastica degli ultimi anni ha visto un aumento di questo tipo di figure e un crescente riconoscimento del valore aggiunto che esse rappresentano. Ciò sembra andare a sostegno dell’interesse che ci è giunto come feedback in questi giorni. 

Ma torniamo al punto: come si diventa AEC?!   

Inizio con il dire che il profilo dell’AEC non è delineato da una normativa nazionale: trova legittimazione all’interno della Legge 104/92, art. 3, sull’integrazione scolastica che prevede “l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap”, ma la definizione dei modi in cui il servizio deve essere gestito e i criteri di reclutamento e formazione del personale AEC sono delegati, appunto, agli Enti Locali. Ciò significa che Regioni, Province e Comuni si muovono autonomamente stabilendo eventuali “paletti” per diventare AEC, a volte addirittura utilizzando “etichette” affini (a Siracusa, per esempio, l’ “etichetta” utilizzata è ASACOM, che sta per Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione). 

Dunque, per avere informazioni specifiche, l’indicazione è di rivolgersi agli enti locali del territorio in cui si intende lavorare (Municipio o Comune). In ogni caso non vi preoccupate: le differenze locali sono per lo più formali e non sostanziali!

Qual è il “datore di lavoro” per un AEC?

Le possibilità sono tre: Comune, Cooperativa, Scuola. 

Il Comune può pubblicare un bando per formare una graduatoria di operatori a cui attingere per gestire il servizio nelle scuole del suo territorio. In questo caso definisce anche i criteri di accesso alla graduatoria e i parametri che permettono di ottenere maggior punteggio (titolo di studio, esperienza pregressa, corso di preparazione specifico AEC, etc.).

Oppure il Comune mette a bando il servizio che verrà gestito da una o più Cooperative sul territorio: questa situazione è la più diffusa in Italia attualmente. In questo caso è la Cooperativa a dover mostrare i suoi requisiti per ottenere la gestione del servizio (poter presentare curricula di personale AEC specializzato consente in genere di ottenere un punteggio più alto in graduatoria). In questo caso il “datore di lavoro” per l’AEC sarà la Cooperativa, ossia l’operatore firmerà con la Cooperataiva il proprio contratto (a progetto, determinato o indeterminato).

In ultima analisi è possibile anche che sia la scuola a mettere a bando un certo numero di ore di AEC per tot numero di alunni certificati nell’anno scolastico in partenza, utilizzando proprie risorse economiche (in genere provenienti da fondi specifici). 

Qual è quindi la formazione necessaria?     

Il ruolo attualmente è per lo per lo più ricoperto da laureandi o laureati in psicologia o in scienze dell’educazione/formazione, nonché da persone in possesso di diploma socio-pedagogico perché le Cooperative tendono a selezionare personale già in possesso di una formazione che gli consente di confrontarsi più facilmente con la complessità del compito che è chiamato a svolgere. Nei fatti, però, non sono rari i casi di AEC che provengono da percorsi formativi distanti dal mondo della psicologia-pedagogia-infanzia. In alcuni casi (per la verità piuttosto rari!) è la Cooperativa stessa a coprire il gap formativo con specifici corsi per i suoi operatori. Più spesso, invece, accade che è l’aspirante operatore a formarsi seguendo corsi specifici, così da rendersi più “appetibile” agli occhi del datore di lavoro e acquisire le necessarie competenze tecniche e relazionali. 

Inoltre, non sono rari i casi di AEC che, già impegnati sul campo e proprio per questo consapevoli delle difficoltà che si possono incontrare nel quotidiano svolgimento del proprio lavoro, cercano di integrare la propria formazione con corsi ad hoc.

Tra gli obiettivi dei corsi:

– conoscere i diversi tipi di disabilità ed essere in grado di costruire specifici obiettivi su autonomia, integrazione e comunicazione; 

acquisire strumenti di intervento specifici per la gestione dei “comportamenti problema” (es. analisi funzionale, token economy);

– saper leggere e gestire alcune dinamiche nel rapporto con scuola/famiglia/cooperativa (es.: deleghe);

Dunque è evidente: FORMARSI E’ IMPORTANTE!

In altre parole, al momento potenzialmente TUTTI POSSONO DIVENTARE AEC ma è solo con una formazione specifica che aumentano le probabilità di essere selezionati e, soprattutto, che si è in grado di affrontare il lavoro, e la complessità del contesto in cui esso si colloca, con degli strumenti concreti e specifici.

Hai trovato utile questo articolo? Cosa ne pensi?