Compiti a casaADHD e compiti a casa. Sopravvivere in 4 fasi

di Anna La Prova

“Marco si alza dalla scrivania, perchè per la terza volta ha fatto cadere la matita, dopo averla raccolta dice che deve temperarla e dopo che la mamma gli fa notare che è abbastanza appuntita, sbuffa e si accascia sul quaderno … La mamma si spazientisce ‘Vogliamo andare avanti o vuoi stare qua tutta la sera!’, Marco sicuramente non ha voglia di stare lì tutta la sera, ma quell’operazione di matematica è troppo frustrante e faticosa da affrontare in quel momento, soprattutto con la prospettiva di dover fare anche tutti i compiti di italiano e di inglese … Marco passerà un altro pomeriggio seduto alla scrivania, senza concludere nulla, piangendo e litigando con la mamma … “

I bambini ADHD hanno una difficoltà specifica nell’organizzazione e nella gestione dei compiti complessi, ecco perchè fare i compiti è una sfida piuttosto difficile per loro, perchè significa dover tenere in considerazione una miriade di informazioni contemporaneamente, come quali materie hanno per il giorno dopo, che compiti gli sono stati assegnati, con quali materiali devono realizzarli e molto altro.

Per alcuni bambini fare i compiti può risultare naturale o addirittura piacevole, per molti altri, la maggior parte, può diventare addirittura un incubo. Quello che manca, molto spesso, per riuscire, al di là di un problema reale di fragilità di autocontrollo e attenzione, è il saper impostare una serie di passi strategici da seguire. E’ fondamentale fornire al ragazzo, da subito un approccio strategico con cui affrontare il momento dei compiti, a partire dal chiedersi dove è meglio farli e in che modo. Di seguito descrivo 3 aspetti centrali su cui è utile ragionare ancor prima di “buttarsi” nella missione compiti: il Dove, il Cosa e il Come. Vediamoli nel dettaglio.

1) Dove. Iniziamo col dire che la prima cosa su cui riflettere nell’approcciare il momento dei compiti, per un bambino o ragazzo che abbia una fragilità nell’organizzazione, è di predisporre uno spazio adeguato. Quando parlo di spazio intendo anche la scelta della stanza più idonea, o della posizione in classe, in cui il bambino deve svolgere i compiti. E’ fondamentale che questo sia sempre lo stesso e che non venga modificato, ma è bene identificare una stanza ed anche una parte della stanza in cui posizionare la scrivania e fare in modo che il bambino faccia i compiti sempre in quel luogo.

Allo stesso modo, in classe, sarebbe opportuno evitare di far ruotare i bambini da un banco all’altro, ma garantire lo stesso tipo di posizione spaziale, in modo che il bambino abbia dei punti di riferimento fissi. Il secondo aspetto da curare, è l’assicurarsi che il bambino metta sul banco, o sulla scrivania dove è solito fare i compiti, solo il materiale che gli occorre per il tipo di compito specifico che sta per fare.

 

2) COSA. La seconda cosa da fare è aiutare il bambino a chiedersi “Cosa devo fare oggi?” . A questa domanda sarà più facile rispondere se avrete già predisposto insieme un calendario della settimana, meglio se un cartellone ben visibile attaccato nei pressi della scrivania, con su scritti i vari compiti che in genere vengono assegnati per quel giorno specifico,Ad esempio il lunedì in genere mi assegnano i compiti di matematica per il venerdì; il martedì in genere ho da fare i compiti di italiano per il giovedì.

3) COME. A questo punto dovrai aiutare il bambino a rispondere alla domanda “Come lo posso fare?”, identificando insieme a lui dei passi per procedere nei compiti. Uno degli aspetti che spesso scoraggia i bambini (ed anche gli adulti) è visualizzare i compiti da fare come una quantità vaga ed indefinita di azioni, riuscire ad identificare un passo alla volta, può essere molto più incoraggiante per entrambi.

Una strategia che funziona molto, soprattutto coni bambini più piccoli, è quella di proporgli i passi per realizzare un compito, come le fasi di un piano speciale da completare. Può essere utile associare l’idea delle fasi ai passi che deve compiere un supereroe. Un eroe a cui io faccio riferimento spesso, quando lavoro con i più piccoli, è l’agente speciale OSO, un cartone animato in cui un orsetto deve riuscire a realizzare delle missioni speciali e per farlo deve seguire 3 fasi. In genere propongo al bambino le seguenti fasi :

  • fase 1: capire cosa fare;
  • fase 2 : capire come lo posso fare
  • fase 3: realizzare il come
  • fase 4: controllare se ho fatto bene.

L’idea di realizzare delle fasi, come un eroe in una missione speciali, piace molto, risulta motivante e “allena” alla capacità di affrontare un problema in modo ordinato e strategico, piuttosto che ad agire per tentativi ed errori senza un piano preciso.

Poichè le immagini sono molto efficaci per i bambini, e per i bambini con fragilità d’attenzione lo sono in particolar modo, ecco che le fasi possono essere tradotte in immagini su un cartoncino.

Si potrebbero, ad es., creare dei cartoncini, 1 per ciascuna fase, in cui il bambino “disegna” ciò che deve fare in ciascuna fase. Si possono creare ulteriori cartoncini, che costituiscono dei bonus, che il bambino può spendere tra una fase e l’altra per fare una pausa, potrebbero essere il bonus “merenda”, il bonus “mi stiracchio 2 minuti”, il bonus “faccio una pausa più lunga giocando un po”. L’importante è dare la possibilità di autoregolare anche i momenti di “stop”. Si possono predisporre i cartoncini sulla scrivania e man mano che una fase è realizzata, si possono capovolgere, questo darà a tutti il senso che “stiamo procedendo” e incoraggia, orienta, contiene, rammenta!

L’idea di dover affrontare i compiti a piccoli passi, con la possibilità di pause programmate, piuttosto che percepirli come un periodo lungo e indefinito di fatica, aiuta molto sia il bambino che chi gli sta accanto.

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