ADHD, DOP e Depressione Materna

ADHD, DOP e Depressione Materna

di Maria Caccetta

depressioneEssere genitori è  notoriamente un “mestiere difficile”; i  bambini con  deficit d’attenzione e iperattivita’ (ADHD) e  i bambini oppositivi provocatori  (DOP) più di altri, mettono  a dura prova i loro genitori e chi è loro accanto. I genitori spesso, e ancor di più quando c’è una difficoltà , si sacrificano per i propri figli, dimenticandosi di se stessi e di prendersi cura di sé. Molto spesso durante i colloqui con  le mamme dei bambini  che seguo, alla domanda :< “ E lei  Rosa come sta, come si sente ?>, la risposta è: <“Dottoressa ora devo pensare a mio figlio , per me non c’ è tempo”>.

Se anche tu hai di questi pensieri , oggi vorrei  farti riflettere su quanto “pensare alla tua salute” sia fondamentale per te e per il benessere dei tuoi figli.

Psicologi, medici, ricercatori, da sempre,  si sono  occupati di analizzare la relazione tra madre  e bambino, consapevoli del ruolo  fondamentale che le madri hanno nel processo di crescita dei propri figli.

La buona notizia emersa  è che  un buono stato di salute dei genitori, e in particolare della madre,   è tra i fattori che predicono  esiti positivi nel trattamento dei bambini con queste problematiche.

La cattiva notizia è che circa il 40% delle madri di bambini con ADHD e DOP, presentano Sintomi depressivi, o vera e propria Depressione, e non sono in trattamento.

Occuparsi della propria salute, non può e non deve essere secondario, per se stessi e per i propri figli.

Quando una mamma è depressa, triste, giù d’umore, si sente per la maggior parte del tempo scoraggiata, sfiduciata, ha pensieri negativi verso se stessa, verso ciò che le è intorno e verso il futuro.

E che cosa succede rispetto ai propri figli?

-Ha pensieri del tipo : mio figlio e’ una peste, combina un guaio al giorno;

-Tende ad attribuire a  se stessa la colpa dei comportamenti dei figli: e’ colpa mia se mio figlio si comporta in questo modo;

– Ha aspettative negative rispetto al futuro dei figli: il futuro di mio figlio non sara’ mai  roseo, il trattamento  non aiutera’ mio figlio.

Questo stato,  mentale ed emotivo,  porta le madri ad essere inconsapevolmente meno positive e propositive nei confronti dei loro figli.

Quali sono le conseguenze?

Tutto ciò favorisce un aumento dei comportamenti “problematici” da parte dei bambini, compromette la relazione madre-bambino e gli esiti dell’eventuale trattamento terapeutico del bambino.  In famiglia aumentano gli scontri, i bambini sono più impulsivi, meno rispettosi delle regole, mostrano minore autocontrollo.

Si attiva quindi  una spirale negativa che va bloccata!

Occuparsi della cura della propria salute,  curare, se presente,  la depressione materna,  permette di:

  •  Favorire esiti positivi nel trattamento dei bambini  con ADHD e DOP;
  •  eliminare uno dei fattori di rischio che determina  l’aumento dei comportamenti problematici  dei bambini;
  •  creare le condizioni per costruire una buona relazione madre-bambino.

Per te che stai leggendo,  anche se non sei un genitore di un bambino con ADHD o DOP, ecco come Prevenire il malessere:

  1. ritaglia uno spazio, anche solo mentale, per te durante il giorno;
  2. organizza almeno  un’uscita al mese con il tuo partner;
  3. coltiva un hobby, un interesse, da cui trarre piacere;
  4. metti  in discussione i vostri pensieri “dannosi” ,  del tipo “prima stavo benissimo oggi sto malissimo” alla luce di un riflessione più realista e funzionale.

 

E se questo non bastasse? Quando può essere importante chiedere aiuto ad uno psicologo:

  • Se sperimenti:
  • Umore  depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per es., ti  senti triste o provi un forte senso di  vuoto);
  • marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri)
  •  diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
  • insonnia o ipersonnia   
  • faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno
  • sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati

A volte  bastano anche poche sedute per trovare la strada che ti  permette di  riacquistare il tuo equilibrio psicologico. Occuparti della tua salute, permetterà a te di essere più serena/o,  a   tuo figlio stare meglio.

 

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% Commenti (12)

francesca flora bonali

L’articolo meritava un approfondimento maggiore. La sintassi imbarazzante………….

Devo seriamente guardare meglio dentro me stessa…

Condivido, ma considerando che spesso anche il partner è adhd (vista la familiarità), diventa difficile sia puntare sul rapporto o sul mantenimento di un sano rapporto di coppia, sia trovare spazio per sè.
Il tempo passa, si dice sempre “passata questa crisi mi occupo di me”, ma dopo una crisi ce n’è subito un’altra…così ti guardi indietro, il tempo è trascorso, il tuo bambino è cresciuto e hai più vita trascorsa che da trascorrere.

Dott.ssa Maria Caccetta

Ciao Francesca,
comprendo le tue preoccupazioni,e penso che nonostante in alcuni periodi ci si senta impotenti, c’è sempre un modo più funzionale per affrontare le difficoltà. Avere un partner con ADHD vuol dire avere necessità di impostare il rapporto di coppia in modo diverso, tenendo conto delle sue difficoltà. Chiediti cosa hai fatto fin ad oggi per migliorare la tua, la vostra situazione? chiediti se quello che hai fatto è stato utile a farti sentire bene e se c’è qualcos altro che tu possa fare per far si che le cose vadano ancora meglio.
Francesca occupati di te stessa oggi non aspettare che passi anche domani, chiedi aiuto ad uno specialista se senti di non potercela fare.

Penso che questa riflessione valga per … tutte le mamme (con o senza bimbi ADHD!)
Credo non sia mai educativo immolare la propria individualità sull’altare dell’”essere madre”, anche perché non tutti i momenti passati con i nostri figli devono rappresentare per forza una lezione di vita.
La mamma adeguata (in tutti i casi e in tutte le situazioni) è prima di tutto una donna realizzata … o per lo meno il più possibile realizzata a prescindere dall’essere mamma.
I figli si amano … non si adorano!!!
Paola

molto interessante! certamente ricco di spunti di riflessione, condividerò l’articolo con i miei colleghi.

Ogni passo di questo articolo mi rispecchia , sembra stato scritto per me , son scoppiata a piangere. Devo assolutamente fare qualcosa

Sono convinta si debba pensare ad essere mamme solo se si è convinti di voler vivere questa vita al meglio! La maternità non è uno stato sociale
Purtroppo molta maternità è molto x caso…Non è così per noi mamme adottive,ve lo assicuro!!
R.

Condivido a pieno gli spunti dell’articolo; credo che una mamma sufficientemente appagata e soddisfatta della propria vita ( lavoro, relazioni sociali, relazione sentimentale,… ) ha qualche chance in più di essere anche una mamma sufficientemente serena, e forse anche qualche strumento in più a sua disposizione per sostenere le difficoltà che si trova ad affrontare in famiglia e altrove. Forse vale la pena di non sentirsi solo mamme ma di continuare a viversi come PERSONE, concetto ben più ampio ad ambizioso che racchiude un’infinità di altri ingredienti che ci caratterizzano.

Dott.ssa Maria Caccetta

Ho letto i vostri commenti e ve ne ringrazio.
Spero che l’articolo faccia riflettere tutti coloro che leggeranno sulla necessità di occuparsi di se stessi , senza trascurare la propria salute psico-fisica, per favorire una buon sviluppo dei propri figli.

condivido pienamente, per essere un buon genitore bisogna prima stare bene con noi stessi, solo dopo possiamo dare e affrontare tutto anche un figlio con deficit.

…e sì, penso anch’io che bisogna andare ‘a monte’ come si diceva una volta. I figli rispecchiano e riflettono le dinamiche familiari e di coppia; dinamiche che spesso non sono state viste da nessuno…e credo proprio che sono da rintracciare nei ‘debiti’ che ci portiamo dall’infanzia e che ce li presentano i figli ‘sentendoci’ le parti ‘morte’ non superate, ma tenute in vita – si fa per dire – dalla mancanza di strumenti idonei alla lettura dei propri vissuti…e credo proprio che non si tratti oramai di casi sporadici di famiglie con figli ‘ADHD/DOP/DSA/BES..’, ma di un disagio che investe la società nel suo complesso. Il passaggio da un modello ‘solido’ (società agricola…) ad un modello ‘liquido’ (società consumistica…ed ora ipertecnologica) ci porta a rivedere un nuovo modo di stare insieme, che non è quello che ha supportato la società per millenni…ed è da costruire a partire da ‘tutti’ e non dalle singole famiglie/cellule…è la società che si deve mettere in moto, in gioco, che deve andare oltre i sentieri calpestati per sperimentarne di nuovi…e se questo può consolare le tante famiglie coinvolte, mi sento di dire – parafrasando Gesù – ‘chi non ha disagi familiari scagli la prima pietra’, ad iniziare aggiungo dai ‘cosiddetti esperti’ (che non me ne vogliano) chiamati ad interrogarsi anche loro su come muoverci per costruire una società più vicina alla vita…sento!!!

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