ADHD, disturbo reale o inventato?

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di Anna La Prova

Negli ultimi tempi sul web sta circolando la notizia che Leon Eisenberg, l’”inventore”, per così dire, del disturbo da deficit d’ attenzione iperattività (ADHD), 7 mesi prima di morire, ha denunciato il fatto che l’ADHD è una “malattia” inventata di sana pianta per soli scopi commerciali: vendere il Ritalin, farmaco che dovrebbe curare la “malattia”.

Da quel momento blog e pagine social sulla tematica sono stati riempiti di commenti, domande, riflessioni, a volte, a mio avviso, anche un po’ istintive e poco riflessive.

Mi sento in dovere di dire la mia sul tema, in particolare mi sento di rispondere a quelle persone che hanno commentato anche alcuni nostri articoli o presentazione di libri con la frase “l’ADHD è un disturbo che non esiste, ve lo siete inventato!”

Vorrei rassicurare subito mamme e papà di bambini diagnosticati come aventi un ADHD, rispetto al fatto che loro stessi hanno la capacità e il potere di rendersi conto benissimo da sè se si sta parlando di qualcosa di vero o di assolutamente falso. Per farlo, però, dobbiamo sapere di cosa parliamo, altrimenti rischiamo di fare dei commenti sull’onda dell’ansia, dell’impulso o della paura, rischiando di fare disinformazione e quel che è peggio, disorientare ancora di più quei poveri genitori che sono già preoccupati e allarmati, alimentando polemiche sterili.

Innanzitutto dobbiamo riflettere su che cos’è un Disturbo. Allora un Disturbo è un insieme di comportamenti che “disturbano”, lo dice la parola stessa. E disturbano chi? Bè principalmente la persona (o in questo caso il bambino) che li mette in atto. In che senso disturbano? nel senso che gli creano problemi, ad es., di disadattamento scolastico, sociale e spesso, purtroppo, anche familiare.

Disturbo significa qualcosa che interferisce con il percorso normale di crescita e l’adattamento all’ambiente circostante, in maniera piuttosto compromettente.

Che significa questo? Significa che guardando il nostro bambino ci accorgiamo che la sua esistenza procede con difficoltà almeno in alcuni ambiti. In particolare potremmo accorgerci che fa fatica a giocare con gli altri bambini a causa dei suoi comportamenti impulsivi, fa fatica a portare a termine i compiti di scuola o altri piccoli doveri che in genere vengono richiesti ai bambini della sua età, fa fatica a rispettare alcune semplici regole, si intromette nelle conversazioni di adulti o di altri bambini in modo inopportuno.

In pratica ci accorgiamo che rispetto alla maggior parte dei bambini della sua età c’è una differenza significativa nell’adattarsi alle richieste che gli vengono fatte. Ora è vero che tutti i bambini mettono in atto comportamenti “disturbanti” occasionalmente, in alcune circostanze o in seguito a periodi familiari difficili o ad eventi stressanti, ma se c’è un disturbo i comportamenti problematici sono costanti e persistenti ovunque e sempre e si attenuano solo in alcune occasioni o con alcuni stimoli (ad es. con i video-giochi che richiedono un’attenzione passiva).

Questo può rassicurarci tutti sul fatto che un genitore, o un insegnante, può rendersi conto benissimo da sè se un disturbo è reale o inventato, basta capire se il disturbo “disturba”, sia il bambino che chi gli sta intorno.

Ecco perchè alcune mamme hanno commentato chi urlava al “disturbo che non esiste!” dicendo “Esiste, esiste! il mio bambino ce l’ha e come!”. Infatti provate a dire ad una mamma di un bambino con ADHD che il disturbo di suo figlio è pura invenzione e che probabilmente dipende tutto dalla sua incapacità di educarlo. O anche provate a dire ad un insegnante che vede il bambino arrampicarsi sui banchi e non riuscire a stare attento per più di 5 min, che è lei che non sa tenere la disciplina, provate a veder cosa vi risponde!

Allora l’ADHD esiste o non esiste? Personalmente io sono la prima ad essere “allergica” alle etichette in particolar modo quando si tratta di bambini, come pure all’uso indiscriminato dei farmaci che non sono mai una soluzione o una cura, ma sicuramente possiamo affermare che esistono dei comportamenti che creano difficoltà ad alcuni bambini e che possono essere raggruppati insieme perchè in genere si presentano contemporaneamente, almeno la maggior parte di essi.

Mettere tutto sotto una stessa parola può essere utile perchè ci permette di capire se stiamo parlando della stessa cosa e per certi versi protegge i bambini da diagnosi che sono punti di vista “personali” del clinico, piuttosto che descrizioni di comportamenti osservabili e misurabili.

Ma al di là di questo e al di là di come vogliamo chiamare questi comportamenti, alla fine della fiera, ciò che conta davvero è intervenire quanto prima per aiutare i bambini a saper gestire la capacità di autocontrollo e di concentrazione, al di là di come chiamiamo il problema. Credo che la domanda più importante da farsi non è “Esiste o non esiste?” ma “Il bambino sta avendo dei problemi con gli altri e con le regole a causa di certi suoi comportamenti?” se la rispsota è si, allora bisogna intervenire al di là di come vogliamo chiamare ciò che avviene.

Ci sono bambini che vivono un disagio a causa dei loro comportamenti, negare che questo esiste, credo sia pericoloso per loro innanzitutto, chiedersi se c’è un disagio e come intervenire perchè stiano meglio credo sia doveroso di ciascun professionista della salute mentale al di là delle etichette.

Il rischio che un disagio o un problema sia usato per scopi commerciali c’è sempre e in ogni ambito, non solo per l’ADHD è vero, però credo che ciascuno di noi abbia la capacità di distinguere da sè se vive o no un disagio che gli crea difficoltà reali o inventate. Insomma sappiamo accorgerci se stiamo male o bene, senza che nessuno ce lo dica! Tanto è vero che spesso i genitori che mi chiedono aiuto per problemi comportamentali dei figli, non sanno neanche cosa sia l’ADHD, ma di una cosa sono certi: il bambino e loro stessi stanno vivendo un disagio e hanno bisogno di aiuto!

Capito questo è importante documentarsi, leggere, sviluppare capacità critica e imparare a distinguere ciò che “mi può essere utile” da ciò che “non mi serve per niente”. Credo fermamente nella capacità e nell’intelligenza di qualsiasi persona che dopo un primo momento di confusione iniziale sa comprendere e decidere cosa è meglio per sè, basta chiedersi se sta funzionando o meno!

Per fortuna le persone oggi leggono, si informano, anche grazie ad internet, molto più di un tempo, hanno accesso alle informazioni in modo veloce e molto spesso quando vengono a chiedere aiuto, sanno già da sole molte cose su ciò che stanno vivendo e su quali siano le terapie maggiormente utilizzate per il loro problema.

Questo è un bene ed un vantaggio enorme anche per noi professionisti, che ci troviamo di fronte persone sempre più informate a cui non dover spiegare nuovamente tutto e che sono, per questo, più collaborative. Allo stesso tempo ci spinge a dover essere sempre informati e pronti, aggiornati e professionali, e anche questo è un bene per tutti.

Tornando all’ADHD, quando nel mio studio viene un bambino che vive un disagio per certi suoi comportamenti ed ha problemi a scuola, a casa e con gli amichetti, proprio a causa dei suoi stessi comportamenti, quando vedo una mamma disperata perchè non sa più come prenderlo, o un insegnante che mi dice che non può più fare scuola perchè deve occuparsi di gestire il bambino in questione, sinceramente mi importa poco come chiamare ciò che vedo e se le cause sono neurobiologiche o familiari, quello che mi interessa è dare al più presto suggerimenti utili perchè quel bambino (e quella famiglia) ritrovino serenità e il futuro del piccolo non sia compromesso.

Per cui mi sento di rassicurare genitori e insegnanti: siete in grado da soli di capire se il bambino ha un disturbo reale o meno, basta farsi una semplice domanda: “I suoi comportamenti creano problemi reali al bambino? “

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Sono d’accordo, definire un “disagio” e/o comportamento disturbante con un termine può servire a condividere gli aspetti fondamentali e comuni del problema, non per etichettare un alunno. Un bambino disturbato crea disturbo a sè e agli altri e il nostro compito è quello di aiutarlo a controllarsi . E’ qui che secondo me iniziano i problemi: siamo davvero in grado di restare calmi ed attivare strategie per non peggiorare la situazione? Quanto la frustrazione incide sulle risposte dell’insegnante? Conosco colleghe a cui sfugge la situazione di mano e non riescono più a stabilire il feeling con il proprio alunno, e spesso anche con le famiglie. Mi piacerebbe si preparassero più corsi di formazione….

Pienamente d’accordo …..più formazione per gli insegnanti e più aiuti da parte delle istituzioni. …la scuola si è attivata ma non abbastanza secondo me…mancano i fondi e tutto resta nella carta progetto…..e noi genitori e insegnanti viviamo veri incubi nel gestire i bambini con adhd e sopratutto con disturbo oppositivo provocatorio…..assai frustrante .

Sono una mamma di un bambino di 10 anni con ADHD attentiva e DSA. Abbiamo passato l’inferno in prima elementare con un maestro che ci accusava tra le altre cose di avere addirittura problemi di coppia talmente gravi che si ripercuotevano sul bambino. Dopo aver avuto la diagnosi e aver cambiato scuola e grazie a due maestre meravigliose ansiose di imparare come poter aiutare al meglio mio figlio, anche per fargli superare il trauma della 1° elementare, abbiamo ottenuto l’insegnante di sostegno e CI E’ CAMBIATA LA VITA. Fortunatamente il maestro di sostegno è una persona fantastica e preparatissima e mio figlio è rifiorito, felice di andare a scuola, di interagire con i suoi compagni in maniera corretta grazie alla mediazione del maestro, di ottenere finalmente riconoscimenti scolastici. Alle famiglie e alle maestre che non sono al momento fortunate come noi dico tenete duro e cercate di collaborare più che potete è l’unico modo al momento per sopperire alle mancanze del sistema.

Sono un’ insegnante comune di 4^ classe con 24 alunni di cui uno con diagnosi ADHD e DOP.
L’alunno è stato inserito in 3^ classe ad ottobre. Dopo un periodo di osservazione e di confusione circa i comportamenti del bambino, finalmente la famiglia decide di farlo valutare da una equipe medico specialistica. A marzo di quest’anno arriva la diagnosi con il suggerimento di inserire il bambino come BES. Non sto ad elencare le difficoltà di relazione con il bambino e la famiglia, ma mi chiedo: è possibile che venga attribuito il sostegno a bambini senza capacità di recupero scolastico e negato a chi ne trarrebbe vantaggio? Non si può realmente capire l’enorme difficoltà di gestire una classe e il programma scolastico con un alunno che attimo per attimo mette a dura prova la pazienza e la stabilità comportamentale di un’ insegnante. Bisogna che questi disturbi vengano riconosciuti con un supporto come l’ insegnante di sostegno, educatore, figura specialistica che permetta sia al bambino di gestire meglio il suo disturbo sia al povero insegnante di svolgere al meglio il proprio lavoro.

Pienamente d’accordo …..più formazione per gli insegnanti e più aiuti da parte delle istituzioni. …la scuola si è attivata ma non abbastanza secondo me…mancano i fondi e tutto resta nella carta progetto…..e noi genitori e insegnanti viviamo veri incubi nel gestire i bambini con adhd e sopratutto con disturbo oppositivo provocatorio…..assai frustrante .

Maria Letizia Fiori

Potrebbe per cortesia spiegarmi quali sono i bambini senza capacità di recupero scolastico? Sarei curiosa di sapere quali sono e perché in nessun caso possono essere recuperati in una fascia d’età che va dai 5 anni e mezzo e gli 11. Le sarei davvero grata :-))

Buongiorno, c’è veramente poco da aggiungere al suo articolo, che ritengo molto utile a chi ha la fortuna di non conoscere le problematiche legate al disturbo dell’ADHD (in modo tale che così possano informarsi e comprendere).
Come giustamente dice lei basta ‘vivere’ ” una mamma disperata perché non sa più come prenderlo”, per capire se il disturbo sia reale o inventato.
Purtroppo anche nel suo, come in tutti i settori, esistono persone poco professionali che ‘liquidano’ il problema minimizzandolo o, ancor peggio, persone poco scrupolose che speculano sull’utilizzo dei farmaci, a loro vantaggio ….
Grazie ad articoli come questo, però, le persone possono capire, informarsi ed avere maggiori strumenti per difendersi dalla superficialità dei disinformati e dagli attacchi dei disonesti.
Grazie e buon lavoro.

Buongiorno, io sono una mamma di un probabile bambino con l’adhd, dopo essermi attivata per capire se ha questo disturbo, ad oggi non ho ancora ricevuto nessuna risposta in merito, giro tra asl e ospedali senza conferme.
La cosa peggiore, ha scuola le insegnanti in difficoltà non fanno altro che aggravare la situazione perché impreparate.
Bisognerebbe rendere obbligatori per tutti gli insegnanti corsi di formazione, perché la disinformazione rende tutto più difficile e danneggia anche questi bambini.

Sono una psicopedagogista che si occupa di ADHD e vedo molti di questi bambini. Sono d’accordo con lei che la scuola dovrebbe rendere obbligatori corsi sull’ADHD, come ha imposto un aggiornamento sui DSA (dopo la Legge 170), ma credo che siamo ancora lontani da tutto ciò! La legge che doveva tutelare i bambini con ADHD si è arenata poco prima della sua approvazione e l’ADHD è confluito nella normativa sui BES, ma non è la stessa cosa perché quest’ultima non ha l’incisività di una legge e aiutare o meno questi bambini viene affidato in buona sostanza all’onestà intellettuale degli insegnanti! Che purtroppo non sempre ce l’hanno e per vari motivi la usano…

buongiorno,sono la mamma di una bambina di nove anni a cui e’ stato diagnosticato un ADHD a prevalenza disattentiva.A proposito di onesta’ intellettuale degli insegnanti,io le posso dire che nel mio caso,non solo non sono preparate dal punto di vista teorico,ma ,nonostante la presenza di una relazione redatta dopo tanti test e colloqui,ancora non credono che mia figlia abbia questo disturbo,anzi preferiscono accusare me,mio marito e mio figlio di aver maltrattato e quindi traumatizzato mia figlia,che percio’ avrebbe problemi a scuola.Sapevo che i genitori di bambini ADHD spesso sono accusati di non saper fare il loro dovere,ma provarlo sulla propria pelle e’ un’altra cosa! Purtroppo contro l’ignoranza “UMANA” non ci sono lauree che tengano!

Ha pienamente ragione! Credo sia molto più facile dare la colpa ai genitori che cercare di informarsi sull’argomento! Ancora sull’ADHD c’è molta strada da fare, pensi che nonostante sia stata emanata ormai da quasi 5 anni la legge 170 che tutela i DSA ci sono ancora, come dice il sig. Alfonso nel suo post, insegnanti che non la applicano e soprattutto Istituti Comprensivi i cui dirigenti non ne impongono il rispetto. In questi casi è utile sapere che il genitore può, appellandosi alla legislazione, fare una bella causa all’Istituto che non la mette in pratica!

non esiste nessun obbligo di formazione nella sfera della dislessia… ognuno fa come gli pare e spesso non si conosce nemmeno la legge 170….

Maria Letizia Fiori

Carissima Dottoressa La Prova
I disturbi del tipo ADHD esistono eccome! Personalmente dire che non esistano equivale a dire che non esiste l’acqua calda. Ho invece letto della molecola del Ritalin, che guarda caso fino a pochi anni fa era vietata in Italia come stupefacente. Adesso, chissà perché, è ridiventata uno psicofarmaco senza mutare la sua composizione. Mi fa specie che sia permesso l’uso di un’anfetamina sui bambini, sia pure a lento rilascio, come se fosse uno psicofarmaco, non a caso negli USA la gente che si vuole drogare la sbriciola e la chiama “kid’s cocaline”. Credo che il dibattito vada spostato su un altro livello: la patologia esiste ma non va curata drogando di fatto i bambini. Che ne pensate?
Letizia

ritengo che bisognarebbe cominciare a pensare a Adhd non come patologia ma come sindrome, ovvero insieme di piu’ elementi che recano disturbo AL BAMBINO, insomma il bambino come soggetto…. niente farmaci ma tanta compremsione per il suo stato che e’ spesso stato indotto proprio da pessimi comportamenti proprio da parte di chi poi se ne lamenta

Caro Alfonso, le posizioni manichee credo non vadano sposate su nessun versante! Ci sono bambini che possono fare a meno del farmaco, altri no! Dipende dal grado e dalla severità del disturbo… Prima di tutto ci vuole informazione, su questo credo siamo tutti d’accordo.
Piuttosto è da vedere se davvero il Ritalin è il farmaco elettivo per questi disturbi, in questi ultimi anni è stato affiancato lo Strattera (atomoxetina) e si sta valutando quale dei due farmaci sia il migliore nella cura dell’ADHD! Comunque la ricerca prosegue….

Grazie per l’articolo chiarificatore…da mamma e da professionista ci voleva!
Aggiungerei che in Italia non sono tanti i bambini con diagnosi di ADHD trattati con il farmaco e che esiste un registro di questi farmaci con controlli importanti (non viene dato tanto per fare!) e che i professionisti scrupolosi (poi, si sa, ne esisteranno anche altri che non lo sono) affiancano il farmaco ad altre terapie, non è mai la prima scelta.
Le etichette servono a chiedere diritti quando non vengono rispettate le esigenze del singolo, servono a riconoscersi tra genitori con una problematica comune, servono ad impostare programmi di trattamento…per me dare un nome alla difficoltà è stato importante.

ottimo articolo, comunque aggiungo la mia opinione, l’ADHD non è una malattia ma lo può diventare se non preso in considerazione fin dalla scuola dell’infanzia; è difficile comprendere il disagio reale di questi bambini provano, considerando che una volta adulti, per 80%, vivranno ai margini della società.
Giusto e doveroso intervenire prima.

Maria Letizia Fiori

Ciao Sabrina
Mi ha colpito il tuo intervento anche perché molto spesso la scuola si preoccupa di far uscire i ragazzi dal proprio ciclo di studi al meglio possibile, il che è nobile e giusto, ma di fatto è come se questi soggetti poi sparissero. Qual è la fonte da cui hai tratto la percentuale che citi? Si riferisce all’Italia o agli USA? Che cosa intendi esattamente con “ai margini della società”? Disoccupati, piccoli delinquenti, tossicodipendenti o cosa? E si tratta di pazienti trattati come e da quale fascia d’età? Grazie
Letizia

Credo che l’articolo sia esaustivo e chiarisca molto bene il concetto. Sono assolutamente d’accordo sul fatto di non etichettare nessuno, ma quando la difficoltà o il disturbo sono evidenti , penso sia inutile nascondere la testa sotto la sabbia. E’ necessario agire subito in modo proficuo, principalmente per il bambino, ma anche per tutto ciò che gli ruota attorno

D’accordo sul fatto che l’adhd esiste ma come distinguerlo dalla semplice iperattività? La distinzione è sottile e la diagnosi è soggettiva da quanto ho capito girando di centro in centro con mio figlio….

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