Il bambino adottato a scuola: un percorso tra complessità e risorse

025di Maria Giovanna Lombardi

Il bambino adottivo è un bambino che vive la perdita del suo mondo interno ed esterno, si trova a ricostruire legami, affetti, esperienze ed abitudini secondo le sue specificità, evolutive e individuali. Con l’adozione lui ha la possibilità di riacquistare la sua identità sia come figlio, entrando a far parte di una nuova famiglia, sia come persona, ricostruendo legami, affetti, amicizie e vita interrotti precedentemente.

Nel periodo post-adottivo, uno dei momenti cruciali è l’ingresso a scuola, fondamentale nella crescita di un bambino: tra i banchi, infatti, non si impara solo a leggere e scrivere ma anche a misurarsi con una realtà complessa caratterizzata da coetanei e adulti differenti e con un mondo esterno fatto di regole, tempi e relazioni sociali (Guerrieri, Odorisio, 2003). E’ lì che inizia il vero rito d’iniziazione nel nuovo tessuto sociale e nella comunità. Un viaggio verso l’appartenenza che richiede di essere accompagnato da attenzione, risorse e cura. Nessun bambino e ragazzo apprendono se non si sentono accolti. E’ necessario, dunque, strutturare una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantirne il benessere sin dalle prime fasi di ingresso in classe costruendo utili strumenti organizzativi, didattici e relazionali. La “buona accoglienza”, infatti, si configura come preventiva rispetto all’eventuale disagio nelle tappe successive del percorso scolastico.

 

 

2) Comportamenti tipici dei bambini adottati

 

I bambini adottati presentano un quadro psicologico e affettivo alquanto complesso e talora problematico derivato dalle vicende pregresse all’adozione (abbandono, rottura dei legami familiari, situazioni di povertà sociale, malnutrizione e trascuratezza, maltrattamento, abuso sessuale, istituzionalizzazione). E’ comprensibile quindi che queste esperienze negative influenzino e si ripercuotano sulle funzioni cognitive e sui comportamenti alterandoli. Le manifestazioni più frequenti:

 

Difficoltà di attaccamento: molto spesso i bambini adottati hanno un disturbo di attaccamento, nello specifico, possono essere o molto diffidenti nei confronti degli adulti o, al contrario, eccessivamente vicini, manifestando in questo modo una difficoltà ad

instaurare rapporti privilegiati e a stabilire relazioni di fiducia.

Iperattivismo vs isolamento: i bambini possono comportarsi in maniera frenetica, impulsiva e ripetitiva compromettendo il rispetto delle regole e seguendo la logica del tutto o niente accanto a comportamenti di sfida; al contrario possono ritirarsi nel loro mondo rinunciando a partecipare al gruppo, chiudendosi nelle loro paure, ansie perché non si sentono capaci e allo stesso tempo capiti.

Difficoltà con la lingua: i bambini adottati imparano velocemente l’italiano come strumento sociale per poter quindi comunicare e soddisfare un bisogno primario. Le sfumature della lingua, quelle che permettono una padronanza importante ai fini della prestazione scolastica, invece, vengono apprese molto lentamente. Infatti il livello semantico è spesso carente e si evidenziano delle difficoltà nel porre relazioni, formare categorie e costruire un grado più elevato della contestualizzazione dei contenuti mentali.

Non è un caso che, secondo l’esperienza portata dalle famiglie, le bambine e i bambini adottati internazionalmente spesso presentano difficoltà non tanto nell’imparare a leggere ma nell’imparare a comprendere il testo letto o a esporre il materiale appreso. Tali difficoltà linguistiche, vengono poste all’origine dei disturbi d’apprendimento dal 60% dei genitori e dal 59% degli insegnanti. Inoltre, appaiono inversamente proporzionali rispetto all’età, in relazione anche complessità dei compiti cognitivi più impegnativi per i bambini più grandi.

Concentrazione, attenzione e apprendimento: Una parte piuttosto vasta di bambini adottati, fa molta fatica a concentrarsi e a mantenere l’attenzione costante su un compito per un periodo sufficiente di tempo. I bambini si distraggono con molta facilità e i loro pensieri sembrano spesso relativi al presente con apparente scarsa capacità di meta apprendimento. Spesse volte troviamo bambini con disturbi dell’attenzione, ipercinetici, con un bisogno significativamente importante di attenzioni e di cura. Le difficoltà che incontrano i bambini adottati sono una conseguenza anche alla mancanza di stimoli e di attenzioni in cui il bambino è vissuto nella sua prima parte di vita. Nel corso della vita scolastica di questi bambini si possono incontrare difficoltà di apprendimento per lo più collegabili ad un ritardo culturale e alle inadeguate esperienze di scolarizzazione precedenti. Nei casi più gravi troviamo anche dei ritardi nello sviluppo psicomotorio derivati da scarse stimolazioni ricevute nella primissima infanzia e che possono tramutarsi poi in difficoltà linguistiche, nella simbolizzazione e nella motricità fine. Molto spesso i bambini adottati presentano difficoltà nello studio della storia, e più in generale, nelle attività che richiedono astrazione. Le esperienze pregresse del bambino causano una rottura nella storia del bambino, una distorsione nel ritmo naturale della vita che, in situazioni di normalità, consentono di interiorizzare il concetto di spazio e tempo. In altri termini, al bambino adottato sono venute meno le esperienze, nello stadio senso-percettivo fondamentali per le successive tappe evolutive. Ne consegue che il livello di apprendimento potrebbe essere rallentato. Il bambino ha bisogno quindi in questo caso di un programma personalizzato che lo aiuti a recuperare migliori competenze e abilità.

 

3) Il ruolo della maestra

Come si comporta l’insegnante di fronte ad una storia di abbandono e di angoscia del bambino adottato? Da un lato, c’è il rischio che l’insegnante possa emotivamente lasciarsi coinvolgere dalla storia di questo bambino e trasformarsi in un genitore (con possibile collusione con i genitori), dall’altro possa assumere un atteggiamento difensivamente distaccato e di neutralità. In entrambi i casi l’integrazione verrebbe rallentata o addirittura ostacolata. Da un punto di vista prettamente psicologico, sarebbe opportuno che l’insegnante, essendo una figura significativa nella vita dei bambini, fosse accogliente e rispettoso del suo percorso aiutandolo a fronteggiare le sue emozioni e a riconoscersi positivamente come persona. La collaborazione con la famiglia è fondamentale, Il collante del legame “genitori-bambino-insegnante” dovrebbe essere la fiducia, anche perché la suddivisione della cura del bambino fra più persone permette di assicurare una maggiore stabilità. Spesso gli insegnanti si trovano a dover affrontare alcuni quesiti che i bambini pongono: “Perché sua madre l’ha abbandonato?” Oppure “Chi è la sua vera madre?”. Fondamentale in questo caso è il linguaggio da utilizzare. Non esiste una madre “naturale” o una mamma “vera” (rispetto ad una “finta”!) ma una madre di nascita e madre adottiva. Si può entrare in una famiglia per nascita o per adozione; entrambi i modi sono del tutto accettabili. L’adozione fa sì che si formino famiglie sane e felici in cui i genitori e i figli sono uniti dalla legge e dall’amore. Chiaramente le origini non vanno dimenticare, al contrario valorizzate, e gli insegnanti possono aiutare il bambino/ragazzo ad integrare ciò che ha sviluppato nella sua storia precedente con ciò che svilupperà nella sua nuova esperienza. Ecco perché, ad esempio, è importante mantenere il nome originario, per quanto difficile o particolare possa essere, il nome è una delle poche cose certe che il bambino possiede dal passato e con cui va verso il futuro e deve essere accolto in classe come naturale (Guerrieri, Odorisio, 2003).

Il viaggio di inserimento scolastico dei bambini adottati è:

       un concetto multidimensionale che si articola su diversi piani: personale, sociale e affettivo

       Il suo fondamento è l’integrità del sé, che si costruisce componendo i pezzi della propria storia attraverso un lungo processo fatto di momenti di negazione e rimozione, di elaborazione e di appartenenza a se stessi e agli altri.

       È un processo che si costruisce giorno dopo giorno, a scuola, fuori dalla scuola, in famiglia, spesso fluttuante, caratterizzato da spinte e ritorni indietro, da innumerevoli soste, da timori e progettualità

       E un progetto intenzionale, che deve essere accolto e curato con competenza e attenzione da parte di tutti i protagonisti che ne partecipano.

Quali sono gli indicatori che l’insegnante può osservare per monitorare l’integrazione del bambino?

       L’inserimento scolastico e la qualità dei risultati scolastici soffermandosi sugli ambiti disciplinari che vanno sostenuti e migliorati

       La competenza verbale sia a livello interpersonale che scolastico

       Qualità delle relazioni sociali con i pari e con gli adulti: capacità di interagire, di partecipare alle attività di gruppo e rispettare le regole, saper proporre e accettare

       Il grado di autostima e fiducia nelle proprie capacità e risorse che si manifesta in situazioni di sfida, di piccole frustrazioni e in compiti cognitivamente più impegnativi

       Le capacità di adattamento, soprattutto per i bambini più grandi, nel parlare di sé e delle proprie origini e di appartenere al nuovo contesto.

Cosa può fare l’insegnante per aiutare il bambino adottato nel suo percorso di integrazione?

       Accettare che avrà tempi diversi rispetto agli altri bambini della sua età per acquisire regole di convivenza civile e comportamentale

       Creare un ambiente accogliente e facilitante l’accettazione, senza fargli sentire troppe aspettative rispetto ai compiti di apprendimento e di socializzazione

       Se ha comportamenti scorretti, fargli notare ciò che non si fa mai con rabbia, ma con ferma amorevolezza

       Utilizzare la lode e il rinforzo positivo per incentivare i comportamenti positivi, piuttosto che il rimprovero

Ricordare che i bambini adottati hanno bisogno di “adottare” a loro volta il paese che li accoglie, così come le figure che si occupano di loro, sia genitori che insegnanti, a volte hanno bisogno di tempo per imparare a fidarsi e possono mettere alla prova chi si prende cura di loro. Superare la prova è fondamentale per poter instaurare un rapporto di fiducia e facilitare l’integrazione del bambino stesso.

 

Bibliografia

Botta, L. (2010). Alunni Adottati in Classe, Erga Edizioni

Chistolini M. (2006). Scuola e adozione, Franco Angeli Editore

Guerrieri A., Odorisio M.L. (2003). Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico, Armando Editore

Guerrieri A., Odorisio M.L. (2007). A scuola di adozione, Edizioni ETS

Fava Viziello (2004). Adozione e Cambiamento, Bollati Boringhieri

Farri M., Pironti A. , Fabrocini C. (2006). Accogliere il bambino adottivo, Erickson

Bowbly (1982). Costruzione e rottura dei legami affettivi, Cortina, Milano